‘Tutti lo chiamano Lambrusco’, pochi ne conoscono nome e cognome.

Nel libro di Camillo Favaro c’è la vera anima emiliana del Lambrusco, quei nomi e cognomi che ne hanno fatto e ne stanno facendo la vera storia.

Vieni qua che ti faccio vedere
Dov’è il nostro pezzo di mondo.
Portati dietro un sorriso e un sospiro
Li userai

Luciano Ligabue, ‘Lambrusco e Pop Corn’

Quando si assaggia un Lambrusco con nome e cognome, il rischio di veder cadere le false certezze si trasforma in dato di fatto. E pensare che la stragrande maggioranza di noi, se e quando beve Lambrusco, lo fa di fronte a una pizza.

La prima volta che ho davvero apprezzato il Lambrusco, ormai qualche annetto fa, ero in una piccola osteria bolognese, spuma di mortadella prima e tortellini artigianali rigorosamente con panna poi (unica alternativa ammissibile è il brodo, ma fuori c’erano 29 gradi). Era uno di quelli artigianali, neanche tanto perfetto, eppure più ne bevevo più mi rendevo conto che non poteva esistere altro vino tanto adatto a piatti così ‘pieni’ di quelle terre. Ma io in realtà, di quel vino, conoscevo solo il soprannome…

Camillo Favaro, per chi ancora non lo conoscesse, è piemontese, produce vini eccellenti, ama la Borgogna (tanto che ne ha scritto uno stimatissimo libro) e pure il Lambrusco. Esatto, ama moltissimo il Lambrusco, e siccome ‘verba volant, scripta manent‘, gli ha dedicato un volume intero, dove ne mette nero su bianco (anche in senso letterale) nomi e cognomi.

Camillo Favaro, ‘Tutti lo chiamano Lambrusco’
©Fil Rouge scrl – 2017
Progetto: arteVINO Studio
Testi: Camillo Favaro – Fotografie: Maurizio Gjivovich
Prefazione a cura di Burton Anderson

Sono storie che chiunque ‘dica’ o ‘scriva’ Lambrusco dovrebbe necessariamente conoscere. Una raccolta di vite, ideali, terre e miti più o meno sfatati. ‘La meglio gioventù’ dei Lambrusco, raccontata in prima persona da chi quel vino lo ha sempre bevuto, sin da bambino, e non saprebbe davvero farne a meno. Un libro che mi ha regalato le stesse emozioni che si provano leggendo un romanzo. Mi sono ritrovata a ridere e sorridere, riflettere, immaginare, sentire odori e sapori e ammetto, a volte anche commuovermi tra i racconti dei suoi protagonisti.

Ognuno a suo modo, testimone di come era, è o dovrebbe essere un Sorbara, un Salamino, un Modena, un Grasparossa… Perdendomi in una lettura leggera e intensa allo stesso modo, di inenarrabile autenticità, ho iniziato a conoscere quella che è la vera identità del Lambrusco, quel vino dal soprannome ‘frizzantino, dolce e morbido’, ma che sempre dolce e morbido proprio non è.

Se ne avrete voglia e curiosità, leggetevelo questo libro, meglio ancora se accompagnati da qualche calice di buon Lambrusco.

Che sia un Modena dal colore intenso e il sorso gentile, un Sorbara di quelli schietti e vivaci, o raffinati e aristocratici, o ancora delicati nei tratti ma forti e sicuri nel carattere, poco importa. Una cosa è certa, ad ognuno il suo Lambrusco, l’importante è conoscerne nome e cognome.

Valentina Di Carlo

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