Chablis, lo Chardonnay Imperatore di Borgogna.

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C’è una parolina magica che se pronunciata in presenza di “bianchisti” innesca una reazione a catena riassumibile banalmente in “occhi a cuoricino”. Ma in senso più generale, direi che la stessa reazione si innesca in presenza di tutti gli amanti del vino, di qualunque tipologia esso sia.

Chablis

Non è un semplice vino, non è “solo” una zona vitivinicola, è LO Chardonnay. Inteso come vitigno che fa la della Francia sua vera terra natìa (nonostante sembri avere antiche radici mediorentali), e proprio nello Chablis esprime se stesso nella sua reale e profonda identità di appartenenza. Perché se è vero che ad oggi lo Chardonnay è uno dei vitigni “internazionali” più diffusi e coltivati al mondo, è anche vero che si deve sempre “dare a Cesare quel che è di Cesare”. Re indiscusso nella Champagne, Imperatore in Borgogna.

Lo Chablis viene chiamato “lo Chardonnay che viene dal freddo” per le temperature drasticamente basse che si registrano in inverno e le soventi gelate primaverili. I vignerons fanno fronte a queste difficoltà attraverso il “cospargimento” di acqua sulle gemme nascenti, che in pratica vengono ibernate per essere preservate.

In caso di gelate ricorrenti o tardive, l’accensione dei falò tra i filari è pratica comune e consolidata.

La zona dello Chablis comprende circa 4700 ettari di vigneti coltivati a Chardonnay che si estendono attorno al comune di Chablis, da cui prende il nome.

Fa parte della celeberrima Borgogna, di cui rappresenta la parte più settentrionale, e la sua grande vicinanza alla Champagne è il motivo per il quale lo Chardonnay ne è divenuto uno dei vitigni principe assieme a Pinot Noir e Pinot Meunier.

E’ classificata in Francia come AOC (Appellation d’Origine Contrôlée, l’equivalente della nostra DOC) all’interno della quale troviamo un’ulteriore classificazione: Petit Chablis, Chablis, Chablis Premier Cru e Chablis Grand Cru. Circa l’80% della produzione totale è legata a Petit Chablis e Chablis, il restante 20% è rappresentato dai Chablis Premier Cru e Chablis Grand Cru.

Sono 40 i vigneti della denominazione Chablis Premier Cru, ma in realtà solo 12 di questi i più prestigiosi: Les Fourneaux, Beauroy, Monts de Milieu, Côte de Léchet, Vaucoupin, Fourchaume, Vosgros, Mélinots, Vaudevay, Montée de Tonnerre, Vaillons e Montmains.

Va da sé che i vigneti appellati a Chablis Grand Cru siano molti meno, 7 per l’esattezza: Grenouilles, Bougros, Les Clos, Blanchot, Vaudésirs, Preuses e Valmur. Tutti sulla sponda destra del fiume Serein.

La vicinanza della zona di Chablis al fiume Serein ne ha facilitato storicamente il commercio verso la capitale Parigi, le barrique erano utilizzate solo come “contenitore” di trasporto e tuttora l’utilizzo di queste è molto limitato, a favore della vinificazione ed affinamento in acciaio. Il tipo di sottosuolo è strettamente legato all’era Giurassica superiore, ben 145 milioni di anni fa, ed è proprio la presenza di fossili marini tra marne e calcare che caratterizza le note sapide di moltissimi Chablis. Così come la spiccata mineralità data dal gesso, soprattutto nei Premier Cru e Grand Cru.

Per comprendere pienamente questa meravigliosa realtà vitivinicola l’ONAV, sezione di Siena, ha organizzato un’esemplare degustazione di Chablis.

Stessa cantina, si parte dal Petit Chablis e si viaggia su note sapide e minerali fino ad arrivare allo Chablis Grand Cru.

Un po’ di storia:

La Chablisienne nasce nel 1923 sotto la guida dell’Abate Balitrand. La situazione economica del periodo era estremamente critica ed i vignerons decisero di farvi fronte unendo le loro uve e vinificandole in cooperativa. Fu a partire dal 1950 che ogni vigneron iniziò a vinificare personalmente le proprie parcelle al fine di valorizzarne le peculiarità. Da allora in poi la cantina cooperativa avrà il compito di completarne il processo di affinamento e la commercializzazione.

Ad oggi Le Chablisienne è la cantina sociale più grande di Borgogna, se non addirittura dell’intera Francia, con 1200 ettari vitati coltivati da ben 300 vignerons. Produce tutte le tipologie di Chablis previste dalla AOC e ha vigneti in ognuna delle 7 Grand Cru.

La degustazione prevede 6 vini, un Petit Chablis, uno Chablis, tre Premier Cru ed un Grand Cru.

Petit Chablis Dame Nature 2015
Un tenue giallo paglierino, non particolarmente intenso e complesso nei profumi. Inizialmente si apre con note floreali bianche di gelsomino per poi rivelare una leggera sfumatura di pesca bianca e di vaniglia. Al sorso ha una spiccata acidità e sapidità che si chiude con una nota vegetale leggermente amara.

Chablis Vieilles Venerables 2014
Il suo giallo paglierino è più deciso, nei profumi le note fruttate prendono il posto di quelle floreali in modo molto netto. Frutta esotica, pesca gialla e albicocca si alternano per lasciare il palcoscenico pian piano al Frutto della Passione. Al sorso lo trovo ancora un po’ scomposto, un’acidità che asciuga molto il palato e che non rivela i frutti anticipati al naso. Leggera nota verde che ritrovo anche qui.

Chablis Premier Cru Mont de Milieu 2013
Il giallo paglierino si arricchisce di riflessi dorati, i profumi sono intensi già al primo naso per poi esplodere in meravigliose note di miele, camomilla, pesca bianca e leggera nota di idrocarburo che ne denota l’estrema giovinezza e necessità di aprirsi ancora nel calice. Il sorso non delude, la sapidità e la morbidezza si equilibrano in un gioco di fruttata intensità che riporta al palato pesca, miele e camomilla. Un vino meraviglioso che mi ha conquistata.

Chablis Premier Cru Montée de Tonnerre 2013
Anche qui il riflesso dorato scalda il colore, i profumi sono meno intensi rispetto al Mont de Milieu, sono ingentiliti dalle note floreali e dalla spiccata mineralità della pietra focaia per poi aprirsi a leggere sfumature di datteri, agrumi e vaniglia. Al sorso la morbida eleganza e l’equilibrio hanno un bell’impatto al palato, il retrogusto riporta alle note agrumate del cedro con finale leggermente vegetale.

Chablis Premier Cru Vaulorent 2011
Un colore giallo dorato brillante che appaga già alla vista. Profumi di miele e frutti esotici si abbracciano intensamente e nello sciogliersi dell’abbraccio rivelano il lato floreale dato dalla zagara di limone. Con l’aprirsi si fanno spazio leggerissime note di burro e di vaniglia, equilibrate e quasi nascoste dal carattere minerale. La complessità dei profumi viene arricchita dal fieno secco. Al palato è come seta, una lunghezza favolosa e perfettamente in equilibrio con il miele che riprende il suo ruolo da protagonista. Chapeau.

Chablis Grand Cru Les Preuses 2014
Il dorato si arricchisce ancora di più. Profumi tostati, di vaniglia e netta nota di burro caratterizzano questo Grand Cru , ancora estremamente giovane, che sicuramente affina almeno in buona parte in barrique. Con l’aprirsi scopre una fantastica sfumatura agrumata. Al sorso è morbido, pieno, lunghissimo, ma ancora non esprime pienamente il suo carattere.

Una meravigliosa degustazione. Lo Chardonnay che esprime la sua anima non solamente attraverso il suo terroir ma anche attraverso la sua maturità.
In giovinezza il Premier Cru vince sul Grand Cru, ma tra 10 anni sarà lo stesso?

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