Il mio sabato “Slow”

Il primo “evento” in veste ufficiale di blogger non si scorda mai.

Complice la giornata più maggiolina che ottobrina, arrivo a Montecatini Terme già con alte aspettative, conoscendo molto bene Slow Food, alcuni favolosi suoi portabandiera e la loro filosofia.
La location, le Terme di Tettuccio,  è di quelle che lascerebbero a bocca aperta anche un nerd amante della sua sola stanza da “concentrazione”.
L’affluenza è ordinata ed educata, in tipico stile slow, adeguata direi.

Faccio in tempo a salutare Sara Ferraiolo e Fabio Pracchia prima che vengano travolti dalla ovvia energia del caso.

Mi doto di bicchiere e parto per il mio viaggio tra le varie regioni d’Italia, in cerca di contatti umani, quelli che poi mi piace ritrovare nelle bottiglie…

Già so che degusteró vini di cantine con standard qualitativi elevati sia in termini di prodotto che di produzione. Agricoltura sostenibile è la base di partenza per ottenere le “chiocciole” Slow Wine.

Si parte dalla Sardegna dove immediatamente vengo rapita da un Vermentino in purezza della cantina Capichera, il Santigaini, che mi viene raccontato nella sua vinificazione ed invecchiamento in legno senza che però io possa ritrovare la benché minima esagerazione o perdita di acidità e freschezza nel bicchiere.

Si sale verso la Puglia, con il re Primitivo di Gianfranco Fino, l’Es, un vino subito riconoscibile nella sua struttura imponente derivante dal leggero appassimento in pianta dei grappoli prima della vendemmia.

Ho voglia di freschezza dopo tanto corpo e mi dirigo verso uno dei miei bianchi preferiti, il Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Conosco già Tenuta dell’Ugolino, ma poter degustare i loro Verdicchio confrontandomi direttamente con le “mani” da cui nascono mi entusiasma.

Inizio dalle Piaole, Verdicchio Classico fresco e leggero, con le sue tipiche note di pesca bianca, mela verde e salvia.

Il Vigneto del Balluccio, Classico Superiore da unica vigna, si spinge verso una complessità maggiore e mi trasporta in mezzo ad un giardino pieno di alberi da frutto, con susine, nespole e mele Golden, abbellito dai fiori di gelsomino.

Mi sposto in Umbria, dove trovo la cantina Palazzone, celebre per la sua muffa nobile, ma sono subito attratta dall’Orvieto Classico Superiore selezione Campo del Guardiano. Un vino di grande eleganza e mineralità, suadente al palato, affina per 18 mesi in bottiglia all’interno di una grotta di tufo naturale in mezzo ad un bosco… ed è subito magia.

Le isole Regionali offrono una splendida carrellata di etichette che non hanno bisogno di presentazioni, tra le altre Montevertine con il suo rinomato Sangiovese in purezza e la cantina Terlano con il Terlaner Nova Domus Riserva, bianco d’autore nato da blend di uve Pinot Bianco, Chardonnay e Sauvignon Blanc.

Per trovare la mia Toscana devo dirigermi verso una sala dedicata. Ampia la rappresentanza di questa meravigliosa quanto vocata terra.

Il pensiero ancor prima di arrivare è subito alla Vernaccia di San Gimignano. C’è il produttore stesso a spiegare entusiasticamente i vini de Il Colombaio di Santa Chiara, cantina con certificazione biologica che fa dell’amore e della tradizione la chiave di lettura di ogni suo vino. Bianchi di “corpo” si differenziano principalmente per le note olfattive, floreali e fresche nel Selvabianca, complesse e leggermente vanigliate nel singolo vigneto Campo della Pieve.

Senza pensarci troppo a lungo, per edonismo, passo a degustare alcuni dei vini di cantine che apprezzo in modo particolare. Boscarelli, con il suo sempre sorprendente Vino Nobile di Montepulciano; Fattoria Selvapiana con il Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale ed il Flaccianello della Pieve di cantina Fontodi, altro Sangiovese in purezza che non delude mai.

Dovervi descrivere Montalcino in 3 righe è per me estremamente difficile, chi mi conosce sa quale amore smisurato provo verso questo luogo ed i suoi vini. Non posso però fare a meno di menzionare quelli che mi hanno particolarmente colpita, nella loro forte personalità ed eleganza. Il Rosso ed il Brunello di Montalcino della cantina Gianni Brunelli ed il Brunello Corte dei Venti sono entrati a pieno diritto tra i miei preferiti. Prova ancora una volta delle infinite e splendide sfumature del Sangiovese Grosso in armonia con i suoi differenti terroir.

Prima di spostarmi in Piemonte, faccio una leggera digressione verso bollicine e bianchi del nord, ho bisogno di una parentesi fresca ed aromatica.

Ferghettina è una cantina in Franciacorta degna di nota, il suo Rosè (100%Pinot Nero) regala profumi freschi di mora e lampone.

Non c’è Friulano nel Dut’Un ma Chardonnay e Sauvignon Blanc. Un bianco estremamente complesso, da invecchiamento, fatto con uve provenienti da vigneti storici dell’azienda Vie di Romans. Eccellenza del Friuli a mio parere.

Nella lista delle cantine presenti leggo Gravner, non posso non sperare di immergermi nei Re dei vini in anfora. Sono fortunata e trovo l’ultimo goccio di Bianco Breg, (sauvignon, chardonnay, pinot grigio, riesling italico) annata 2009. Emozionante e complesso nei suoi profumi di frutta disidratata e camomilla, struttura suadente, senza dimenticare il tipico colore aranciato. Lo custodisco gelosamente nella mia cantina personale…

Tra i Vermentini apprezzo tantissimo i Colli di Luni, scopro felicemente la cantina Ottaviano Lambruschi. Frutta tropicale, note balsamiche e spiccata mineralità rendono questi due vini estremamente piacevoli e di carattere. Prendo nota.

Approdo nelle altrettanto amate Langhe, rimango immediatamente affascinata dalle Barbera d’Alba delle cantine Vajra e Sottimano, espressioni eleganti e personalissime di questo meraviglioso vitigno. Allo stesso modo vengo colpita da Conterno Fantino ed i suoi vini. Uomo estremamente gentile ed umile, mi racconta i suoi vini con tanto orgoglio e me ne fa innamorare.

Mi accingo verso le ultime degustazioni, tocca ai re Barolo. Dopo il Conterno Fantino decido di rimanere in ambito tradizionalista con Vietti ed il suo Barolo Castiglione 2013 in anteprima. Di grande classe, aromi di ciliegia e spezie con nota di liquirizia, tannini perfettamente integrati e fini, di quei Barolo da poter stappare già ora.

Ultimo ma non ultimo il Barolo Ravera “Bricco Pernice” 2012 di Elvio Cogno. Struttura imponentissima e naso estremamente complesso di frutti rossi maturi e spezie, andrà lontano.

Lascia un commento